Il dipendente pedinato in mutua perde il posto e fa causa all’azienda pubblica. Il caso finisce in Tribunale. La replica dell’Azienda: «Scelta estrema per tutelare chi lavora duro»
«Ho moglie e figli, dei quali uno con problemi di salute. E ho lasciato la mia abitazione nel periodo di malattia soltanto per portare il più piccolo in campagna, in quella che è la nostra residenza estiva dove avrei potuto curare anche me stesso. Invece sono stato pedinato a mia insaputa, fotografato e licenziato poiché, secondo l’azienda, i miei spostamenti erano incompatibili con l’assenza dal lavoro. Semplicemente assurdo, dal momento che due certificati, quello del medico di famiglia e di uno specialista in psichiatria, confermavano le patologie».
Marco (nome di fantasia) ha 37 anni ed è, al momento, un ex dipendente di Amiu bonifiche, “controllata” di Amiu, azienda per il 97% pubblica. E il suo è uno dei casi che rilanciano il tema sollevato ieri dal Secolo XIX con un’inchiesta sull’impiego, nel settore pubblico appunto, degli investigatori privati per pedinare e licenziare dipendenti assenteisti. L’ultima frontiera della crociata anti-fannulloni avviata dal ministro Renato Brunetta, che nel capoluogo ligure dovrebbe registrare aggiornamenti importanti. Perché Marco si è rivolto, grazie all’interessamento dei sindacalisti Ugl, al tribunale del lavoro ed entro poche settimane il giudice Marco Gelonesi dirà se il suo licenziamento è legittimo oppure no: ieri mattina si è celebrata un’udienza decisiva e ora si attende solo il pronunciamento del magistrato, che in futuro potrebbe rappresentare un precedente importante per cause analoghe.
La testimonianza del lavoratore è affidata a una lunga memoria, depositata a palazzo di giustizia dai suoi avvocati. Un documento nel quale l’uomo ripercorre gli ultimi mesi in azienda, l’assenza, il licenziamento: «Ero in preda a un fortissimo esaurimento nervoso e per questo ho deciso di stare a casa. Ho avuto il benestare prima del mio medico di fiducia, che a sua volta mi ha prescritto una visita specialistica. E anche quest’ultima ha confermato le difficoltà, stabilendo come unica terapia il riposo domestico». È qui che si gioca gran parte della vicenda. Nell’arco di tempo “incriminato” – compreso fra il luglio e l’agosto dello scorso anno – l’uomo trascorre alcuni periodi in un campeggio di Montoggio (Valle Scrivia) dove ha di fatto un’altra residenza. E però da qualche tempo è finito nel mirino dei superiori, che ne contestano duramente il comportamento: «Incompatibili», insiste Amiu, i suoi spostamenti da Coronata (domicilio cittadino) all’hinterland.
L’azienda arriva a definirlo «un caso estremo», al punto che viene assoldato un investigatore privato per radiografarne i movimenti: procedura consentita, in teoria, sebbene l’Ugl – l’Unione generale del lavoro, ovvero il sindacato che assiste il dipendente – metta nel mirino il trattamento dei dati personali ad opera d’un soggetto «terzo» rispetto alle due parti interessate. Come dire: d’accordo se il contenzioso finisce davanti alla magistratura, ovviamente, ma nel momento in cui uno 007 esterno alla ditta gestisce dati estremamente “privati”, qualcosa non torna. E questo è uno dei vari aspetti su cui è impostata la difesa dei legali Alessandra Amato e Daniela Picasso.
«Davanti alle contestazioni dell’azienda – ha ribadito in più occasioni il lavoratore a chi lo ha incontrato – non potevo crederci. Anche perché non solo ho capito d’essere stato “studiato” per giorni senza saperlo; ma Amiu ribadiva che secondo loro avevo truffato sia il datore di lavoro che l’Inps, percependo stipendi e contributi indebiti. E si sono riservati di procedere per vie penali».
Marco era stato seguito per due week-end consecutivi, pedinato durante i viaggi dalla città alla campagna, ripreso con una videocamera mentre svolgeva piccoli lavori di bricolage. E tutta la documentazione, raccolta in un corposo dossier, rappresenta a parere di Amiu la prova dell’infedeltà aziendale scoperta durante i due mesi di degenza, che dev’essere punita con la risoluzione del rapporto.
Perso il posto e lo stipendio, in difficoltà economica nonostante l’occupazione della moglie che consente di dare un po’ di ossigeno ai conti domestici, Marco percorre la via giudiziaria. Presenta un ricorso «urgente» al tribunale civile, chiama in causa Amiu bonifiche ritenendo illegittime sia le motivazioni che le procedure adottate per controllarlo. «Non ci può essere malafede, perché il mio era un problema particolare: non avevo le gambe rotte o l’influenza». Il suo è uno dei circa 100 casi all’anno di lavoratori – fra pubblico e privato – licenziati in provincia di Genova dopo aver ricevuto le “attenzioni” d’un detective privato. Ora un giudice dirà se è tutto regolare.
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